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Cuore di pelo: un'associazione a misura di bassotto - Consumatori ottobre 2017

Cuor di pelo: un’associazione a misura di bassotto – Rivista Consumatori

Ho sempre avuto una passione per i bassotti – ci racconta Alessandro Nigro, presidente di Cuor di PeloMolly è stata la prima a entrare in casa, un Natale di qualche anno fa, e da allora la mia vita è stata interamente dedicata ai cani bisognosi, in particolare a questa razza.

Tutto è iniziato per caso quando sono andato insieme al mio compagno alla festa di un canile. Appena la responsabile ha visto che eravamo con un bassotto, ci ha portato a vederne uno che era appena stato recuperato da un maltrattamento.
L’abbiamo preso in braccio, ci siamo guardati negli occhi e questo è bastato per farci capire che quella povera bestiola non poteva rimanere in gabbia e l’abbiamo portato a casa. Ho amato tutti i miei cani, ma Califfo, è sempre stato quello del cuore.
Dopo aver presentato il nuovo arrivato su Facebook, sono stati proprio gli amici a incoraggiarci a fare qualcosa di più. Del resto non avevamo figli, in compenso un lavoro sicuro e un po’ di tempo a disposizione”.

L’occasione per concretizzare quella che inizialmente era solo un’idea si presenta dopo poco tempo, quando Alessandro viene a sapere di un bassotto di 14 anni tenuto legato alle gambe di un tavolo. Riesce a farselo cedere e quella diventa l’occasione per formalizzare l’impegno e costituire ufficialmente una Onlus che si occupasse di questi animali.

Purtroppo, contrariamente a quanto si pensa – spiega il presidente -, anche i cani di razza vengono abbandonati, spesso proprio i bassotti perché nel tempo sviluppano alcune patologie, l’ernia in particolare che per essere curata ha dei costi importanti e se non si agisce immediatamente il cane rischia di rimanere paralizzato.
Abbiamo deciso di specializzarci su questa razza per poter affrontare al meglio le emergenze, ma naturalmente ci capita di aiutare anche i meticci. In poco tempo la nostra associazione, che conta oltre 200 iscritti, è diventata una vera e propria community e un punto di 
riferimento per chi ha i bassotti”.

Tutti i cani che entrano nell’associazione seguono un protocollo molto preciso, per prima cosa vengono visitati, poi sverminati, dotati di chip nel caso non lo fossero, e infine sterilizzati. “Questo è un aspetto a cui teniamo molto – conclude Alessandro -, il randagismo si combatte con la sterilizzazione. Inoltre nel caso dei cani di razza c’è il rischio che qualcuno li prenda per farli riprodurre e guadagnare dei soldi. Per ciascun individuo noi cerchiamo la famiglia più adatta, ci impegniamo molto affinché ogni storia abbia un lieto fine.

Organizziamo anche dei raduni per bassottisti in giro per l’Italia. È molto divertente vedere così tanti bassotti tutti insieme, siamo arrivati a raggrupparne più di cento in una volta sola. Questo ci consente di unire l’utile al dilettevole; stiamo in compagnia di persone che condividono l’amore per gli animali e, allo stesso tempo, attraverso pranzi e gadget, raccogliamo soldi che servono per l’associazione. Le spese, infatti, sono sempre tantissime e anche il tempo che l’organizzazione richiede non è poco.

Mi capita spesso di lavorare la notte e ho dovuto chiedere un part time per riuscire a stare dietro a tutto. Ma questa è una mia scelta e ne sono felice. Nella vita ho sofferto molto, forse per questa ragione ho bisogno di prendermi cura dei più indifesi, mi sento realizzato aiutando altre persone e gli animali. Spesso organizziamo feste in case di cura e ospedali. Quello che non ho avuto io cerco di darlo agli altri”.

Uomini e cani sono legati, nel bene e nel male, da una storia evolutiva che dura da oltre 15mila anni.
Il cane, talvolta, è lo specchio della nostra società. Al nord, per esempio, dove il randagismo è meno presente che nel sud Italia, negli ultimi tempi rifugi e canili sono comunque affollati perché sono sempre più numerose le persone che cedono il proprio animale a causa della crisi economica.

È in aumento anche il fenomeno degli accumulatori compulsivi. Un disagio che spinge alcune persone a tenere in casa un numero eccessivo di animali senza potergli garantire un’esistenza dignitosa. Un problema sottostimato e poco studiato. Si tratta invece di una vera e propria patologia, spesso confusa con un eccessivo amore verso gli animali, con la quale prima o poi la società deve fare i conti.
Momenti di difficoltà possono capitare a tutti e talvolta cedere un animale quando non ci sono più le condizioni idonee per tenerlo è un gesto d’amore. Ben vengano dunque associazioni come Cuor di Pelo che aiutano concretamente, con passione e serietà chi ha bisogno.

 

Articolo di Silvia Amodio pubblicato sulla rivista Consumatori – edizione Lombardia di ottobre 2017.