Intelligenza animale vs artificiale – Rivista Consumatori

Gli animali sono intelligenti? E i robot impareranno a provare sentimenti? Queste alcune delle domande che abbiamo posto allo zooantropologo e filosofo Roberto Marchesini. In un mondo dove il progresso tecnologico pare inarrestabile, le risposte ancora una volta ci arrivano dalla natura.

L’intelligenza è un termine tanto usato quanto complesso da definire. Abbiamo chiesto a Roberto Marchesini, filosofo e zooantropologo di provare a spiegarci che cos’è. «È un concetto difficile — risponde Marchesini — Nell’opinione comune siamo abituati a pensarlo come la capacità di risolvere i problemi in maniera veloce ed efficace, come se fossero oggettivi, mentre le difficoltà che incontriamo sono soggettive: io vedo le cose da un altro punto di vista. Facciamo un passo indietro: la parola intelligenza deriva dal latino intus-legere, ovvero leggere, guardare dentro. Ecco il punto: intelligenza per me significa porsi un problema e cogliere in esso delle opportunità».

La domanda che etologi e filosofi spesso si pongono è: gli animali sono intelligenti? Certamente! Il mondo esterno li pone costantemente di fronte a delle novità che li spinge a modificare ogni volta il loro comportamento. La loro abilità è quella di trovare le migliori soluzioni alle difficoltà che incontrano.

Qual è animale più intelligente? L’intelligenza è quantificabile? Ogni animale ha la propria. I delfini hanno straordinarie capacità comunicative mentre lo scimpanzé ha una grande manualità, questo perché ogni specie deve confrontarsi con ambienti diversi che la portano a sviluppare abilità peculiari. L’intelligenza quindi è una funzione. Spesso mi viene chiesto chi è più intelligente tra il cane e il gatto. Il primo ha un’intelligenza sociale, costruisce tutta la sua fortuna nel lavoro di gruppo e sulla relazione. I cani sono dei politici che osservano quello che facciamo e interpretano ogni nostra azione. Il secondo, pur essendo un animale sociale, è un «solista» perennemente impegnato nella risoluzione di enigmi. Un cane viene da noi quando c’è qualcosa da fare, il gatto quando non c’è niente da fare. Questa è la bellezza della diversità.

Qual è la differenza tra l’intelligenza animale e quella artificiale? Provare desiderio e avere motivazioni. Le macchine sono costruite da un programmatore per essere affidabili e al nostro servizio per aiutarci, ma non sono in grado di intus-legere. Come un orologio che conta le ore, ma non sa che ore sono. L’intelligenza artificiale, per essere tale, deve essere pensata in un altro modo. La frontiera è quella di costruire macchine che non solo risolvono i problemi, ma che provano emozioni e iniziano a desiderare. Una prospettiva interessante, ma anche preoccupante, perché quando una macchina avrà degli interessi seguirà se stessa, non solo le nostre indicazioni. Cartesio ci ha lasciato in eredità il pensiero che intelligenza significhi saper calcolare e tale compito può essere facilmente affidato a un computer. Un bravo programmatore può inserirci algoritmi per risolvere problemi matematici difficili, oppure giocare a scacchi. Ma di fronte a situazioni più complesse, come quelle che richiedono la capacità di prendere decisioni, questo tipo di intelligenza tentenna.

È un ostacolo che si può superare? Solo se cambiamo il nostro modo di pensare, partendo con il domandarci che relazione ci può essere tra un robot e gli animali. Capire, per esempio, come gli insetti si muovono nel mondo e risolvono i problemi può essere utile per studiare robot che abbiano capacità simili alle loro, in grado, cioè, di gestire situazioni sconosciute e di non fermarsi di fronte agli ostacoli. Cartesio diceva che gli animali sono macchine, in realtà sono le macchine che stanno diventando come gli animali.

Quindi osservare la natura è importante per il progresso tecnologico? Lo abbiamo sempre fatto. Il volo degli uccelli ci ha insegnato che si può volare, ancor prima di capire come farlo. Il nostro errore è quello di crederci autosufficienti. Dobbiamo andare oltre l’antropocentrismo che ha rappresentato un grande danno all’umanità, sia da un punto di vista ecologico sia culturale. La natura ha impiegato miliardi di anni per costruire soluzioni perfette e noi distruggiamo intere specie a un ritmo vertiginoso. Guardiamo alla tecnologia come se fosse disgiunta dal mondo naturale, invece dobbiamo cambiare orizzonte e rivolgerci alla natura con occhi ispirati. Impariamo a guardare gli animali, anche a quelli che abbiamo in casa, senza umanizzarli, rispettiamo e diamo importanza alle loro caratteristiche perché abbiamo solo da imparare.

Articolo di Silvia Amodio pubblicato sulla rivista Consumatori – edizione Lombardia di gennaio-febbraio 2022.