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Il design incontra la realtà del carcere di San Vittore - Rivista Consumatori

Il design incontra la realtà del carcere di San Vittore – Rivista Consumatori

I Fortunelli portano un sorriso ai bambini delle detenute e gli arredi sono costruiti con materiali di riciclo: una ventata di novità nelle celle dell’Istituto di custodia attenuata per detenute madri.

I Fortunelli, la linea di peluche creati in esclusiva per Coop Lombardia, all’interno della campagna Alimenta l’Amore, sono arrivati anche all’Istituto di custodia attenuata per detenute madri (Icam) per rallegrare le giornate dei bambini che, fino all’età di sei anni, vivono in compagnia delle loro mamme in un ambiente protetto che non ha l’aspetto di un carcere. La storia dei Fortunelli è raccontata in un libricino che è stato consegnato ai bambini insieme ai cinque personaggi: un riccio, una micina, una gallina, un pipistrello e un cane. Questi brevi racconti insegnano il valore dell’amicizia, il rispetto dell’ambiente, il confronto con il diverso e l’importanza di prendersi cura degli altri.

«Icam è una struttura riabilitativa a tutti gli effetti, guidata da Giacinto Siciliano, direttore del carcere di San Vittore – ci racconta l’architetto Susanna Conte – le donne al mattino fanno i mestieri all’interno della struttura, mentre i bambini vanno a scuola accompagnati dall’educatrice. Dopo pranzo, dall’una alle quattro, le signore seguono corsi di formazione che comprendono lezioni di alfabetizzazione, scrittura creativa, sartoria, falegnameria e altro ancora. Inoltre, a turno, dopo aver partecipato ai corsi, cucinano per tutte le altre, ricevendo per questa mansione un compenso. Si tratta di una retribuzione controllata, i soldi, cioè, devono essere spesi per fare qualcosa di utile anche per la loro famiglia
Susanna Conte è una delle anime del progetto interdisciplinare, Stanze sospese, realizzato proprio per l’Icam.

«L’idea è nata dagli architetti Giovanna Giannattasio e Daniele Fiori – racconta – che hanno lo studio proprio di fronte al carcere di San Vittore, all’interno del quale il direttore stava pensando di riorganizzare gli arredi. La cella che ospita due persone è di soli nove metri quadrati, uno spazio davvero ridotto, tanto da essere in deroga alle norme europee perché non ha i sei metri di pavimentazione libera per camminare previsti dalla normativa. Le stanze si chiamano, infatti, “camere di pernottamento”: vengono aperte al mattino alle 8 e chiuse la sera alle 20. I detenuti passano questo tempo in corridoio, uno spazio privo di arredi. Su indicazioni di Giacinto Siciliano abbiamo lavorato per cercare di rendere questo luogo meno triste e vuoto. Abbiamo coinvolto Franco Raggi, noto designer a livello internazionale, che è diventato il nostro tutor, mentre alla Domus Academy abbiamo individuato cinque giovani designer volontari con i quali sviluppare il progetto, che è stato poi realizzato in collaborazione con Falegnamerie sociali (Polo formativo Legno arredo) e la Fondazione Sacra Famiglia. La Fondazione Allianz Umana Mente ha dato un supporto economico che ha reso possibile il progetto, durato circa un anno. Abbiamo creato, per le mamme dell’Icam e per i loro bambini, una seggiola Cresci con me, studiata proprio per accompagnare i piccoli nei primi anni di vita ed essere utilizzabile per un lungo periodo, e lo Sgabello cantastorie, che contiene al suo interno delle tessere dove sono rappresentate alcune figure. Queste figure possono essere allineate per raccontare ai bambini una favola, ogni volta diversa. Si tratta di uno strumento molto bello, perché supera le barriere etniche, linguistiche e i limiti dell’alfabetizzazione; molte donne, infatti, non sanno leggere né scrivere. Inoltre, rafforza il rapporto tra madre e figlio e rappresenta una valida alternativa alla televisione

«Il direttore Giacinto Siciliano – conclude Susanna Conte – è un uomo illuminato che crede profondamente nelle risorse umane. Ha apprezzato il nostro progetto, tanto che il suo desiderio sarebbe di portarlo al ministero per fare in modo che, nelle città dove ci sono diversi penitenziari, possa essere allestita una stazione di produzione degli arredi, dove istruire e dare lavoro alle persone che devono scontare la pena. Il nostro sogno è quello di realizzare una falegnameria di plastica riciclata, promuovere all’interno del carcere il principio della raccolta differenziata e trasformare gli scarti raccolti in preziosa materia prima per dare vita a nuovi oggetti. La metafora su cui ha lavorato il progetto Stanze sospese è proprio questa: trasformare i rifiuti in una risorsa

Articolo di Silvia Amodio pubblicato sulla rivista Consumatori – edizione Lombardia di settembre 2018.