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L’esperienza del Centro Gulliver – Rivista Consumatori

Il nostro progetto Alimenta l’Amore riassume a Varese un principio che ci è caro: è possibile (e doveroso) prendersi cura sia delle persone che degli animali. I beneficiari del cibo raccolto presso il punto vendita della città sono la Lega Nazionale per la Difesa del Cane e i City Angels.
In questa occasione le due associazioni possono contare su un aiuto prezioso per inscatolare e ordinare la merce, gli ospiti del Centro Gulliver.
Una realtà in ambito sociale che vale la pena far conoscere. Nata oltre 30 anni fa per volere di Don Michele Barban, la cooperativa, che oltre a Varese opera anche su decine di altri comuni della Lombardia, si prende cura delle persone che hanno varie forme di dipendenza e delle loro famiglie. Negli ultimi anni ha spostato l’attenzione anche verso i malati psichiatrici.

Il punto di partenza di Don Michele è la famiglia: “È molto importante creare un ambiente sereno – ci spiega – dobbiamo coltivare i rapporti familiari e dare un supporto a 360 gradi a chi si rivolge al nostro centro. Per molti genitori e parenti non è facile convivere con un malato psichiatrico, o con una persona che vuole uscire da una dipendenza”. Don Michele ha i modi garbati ma le idee molto chiare e una mentalità aperta e propositiva: il suo motto è pensare globale, ma lavorare locale. Il suo approccio è molto concreto e i risultati si vedono.
Il Centro Gulliver è un’eccellenza riconosciuta sul territorio e un importante punto di riferimento per molte persone che usufruiscono dei servizi gratuitamente. “Noi lavoriamo sui sentimenti – prosegue – insegniamo a dire quello che senti, non quello che pensi – insegniamo alle persone a riconoscere, conoscere il proprio malessere e a prendere consapevolezza della propria situazione. L’accettazione di sé è un punto di partenza importante dal quale ripartire per costruirsi un’identità. Bisogna imparare ad accettare i propri limiti e a volergli bene”.

In tutto questo Don Michele ha un cuore grande anche per gli animali e promuove con convinzione la relazione tra gli ospiti delle sue strutture e gli altri animali, come ci tiene a precisare. Ricordando che anche l’uomo è un animale e che deve vivere in armonia con il resto del creato.
Questa sensibilità viene da lontano: “Quando ero piccolo, il contatto con mucche, capre, galline era naturale, la mia famiglia aveva origini contadine.
Ricordo la cavalla che snocciolava la frutta, l’odore di buono della stalla e i pianti a dirotto di mia madre quando doveva separarsi da uno di loro.
Erano altri tempi, ma il rapporto con la natura era per certi versi più sano. Ho fatto tesoro di questi ricordi e mi sono reso conto che gli animali, specialmente nel caso di persone con problemi psichiatrici, sono dei mediatori straordinari perché stabiliscono un rapporto più spontaneo e privo di sovrastrutture che porta grandi benefici. Abbiamo asini, caprette, galline, un maialino, tutti recuperati da situazioni difficili e che naturalmente moriranno per cause naturali. Nessuno finirà in padella! Purtroppo un cavallo, recuperato da un maltrattamento, è morto da poco. Spero che il destino ce ne faccia incontrare presto un altro”.

La nostra presunzione umana ci sta facendo correre un rischio serio: ogni giorno perdiamo delle specie, sia animali che vegetali, a causa dell’antropizzazione, dell’uso scriteriato di pesticidi e di un avanzamento tecnologico senza precedenti.
Dobbiamo smetterla di crederci i padroni dell’universo, ne siamo i custodi e abbiamo il dovere di prenderci cura dell’ambiente e amare i nostri fratelli più piccoli. La verità è che conosciamo poco di quello che ci circonda, ma abbiamo la presunzione di sapere tutto.
Dobbiamo riappropriarci di valori più semplici e sani, avere un atteggiamento più umile e non farci sedurre dal dio denaro.
Vi confido il mio desiderio, – conclude Don Michele – vorrei che bambini e anziani, che sono i più vicini alla vita e alla morte, avessero la possibilità di stare più a stretto contatto con gli animali. I bambini scoprirebbero un mondo parallelo da cui imparare e confrontarsi e gli anziani, forse, si sentirebbero meno soli”.

 

Articolo di Silvia Amodio pubblicato sulla rivista Consumatori – edizione Lombardia di aprile 2016.