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Elio Fiorucci

Peace and Love – Rivista Consumatori

Le fotografie scattate il giorno di San Valentino per celebrare l’amicizia tra l’uomo e il proprio quattrozampe, saranno esposte in una mostra, Human Dog, Alimenta l’Amore, al Castello Sforzesco.

Il lavoro ha assunto il senso di un censimento zooantropologico che racconta le sfumature di una relazione complessa, quella tra cane e padrone,
ma anche le sfumature della nostra società. Centrale è il concetto di famiglia che è stato rappresentato in tutte le sue forme, il cui unico e saldo filo conduttore è l’amore e il rispetto per l’altro, di qualsiasi specie.
Questo appuntamento ha un sapore agrodolce, insieme all’entusiasmo nel presentare un nuovo progetto, c’è anche la tristezza nel pensare a un amico che non c’è più, e che l’anno scorso era presente, Elio Fiorucci.
Nel periodo della nostra collaborazione condivise con noi alcune considerazioni sulle responsabilità che l’uomo ha nei confronti della natura e degli animali in particolare, in virtù del fatto che Coop, in quel periodo, aveva un ruolo importante dentro l’Expo. Un appuntamento nel quale credeva molto e di cui era stato nominato, insieme ad altri, ambasciatore.

Condividiamo con voi una parte di questo prezioso documento, la versione integrale sarà contenuta nel catalogo della mostra.

Alla fine della terribile guerra mondiale, indice di una follia che sembrava senza fine, si è generato un movimento di sognatori illuminati che vedevano nella pace tra gli uomini il più grande bene, approdati poi negli anni ’50 e ’60 a uno stile di vita che ha trovato la sua massima sintesi nello slogan “Peace and Love”. Pace e amore. Era una visione poetica che introduceva a un discorso di equilibrio e di armonia tra gli uomini, la natura e gli animali, in una sorta di rispettosa convivenza e condivisione di uno stesso, identico scenario, di uno stesso spazio vitale.
Non era certo solo un sogno dettato dall’emozione di un momento, bensì un progetto globale che partiva da una profonda analisi dei tempi.
Una scelta sostenuta da intellettuali, poeti e scrittori come quelli della beat generation, le cui parole di libertà ci arrivavano da lontano, grazie all’intelligenza di Fernanda Pivano.
Si era innescata così spontaneamente una reazione umana che aveva nuovamente alimentato gli ideali e le lotte del movimento pacifista.
La pace, la non violenza intese quindi come una vera e propria necessità culturale, un concetto da sempre inserito nelle maglie di tutte le società civili. Nel tempo abbiamo però perso di vista gli obiettivi che ci eravamo prefissati e, una volta passata la paura, molti di noi sono ritornati agli stessi atteggiamenti egoistici di prima, alle stesse abitudini e attitudini crudeli.
L’ho fatto anch’io per molto tempo e non ho quindi alcuna intenzione di lanciare anatemi.
Vorrei solo risvegliare le coscienze, perché ci vuole coerenza e coraggio per poter cambiare e dobbiamo farlo qui e ora: il pianeta ci sta trasmettendo inequivocabili segnali di sofferenza.
Come suggeriva Gandhi: “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”. Apriamo quindi bene gli occhi e il cuore per guardare finalmente con onestà e chiarezza a tutto quell’orrore e alla violenza con cui gli uomini trattano i loro simili e soprattutto gli animali.
La nostra intelligenza non ci dà certo il diritto di crederci superiori a loro solo perché sono più deboli e non riescono a parlarci e a difendersi. Sono comunque creature sensibili, sentono il dolore, soffrono. Il cambiamento dipende solo da noi e inizia dalle nostre abitudini alimentari, dalle nostre scelte al supermercato, al ristorante e nei negozi di abbigliamento.
(…) Il tema di Expo 2015 “Nutrire il pianeta – Energia per la vita” ci riporta quindi urgentemente alle nostre responsabilità, è un’occasione unica che ci viene data per porci delle domande e riflettere su quanto abbiamo fatto finora, sul nostro destino. Non è di solo cibo che viviamo. Ci nutriamo, infatti, anche di sguardi, di gesti, di profumi, di sorrisi, di incontri, di arte e musica. Siamo corpo e anima, cuore e cervello. La nostra società si è, infatti, evoluta grazie alla capacità di alcuni uomini visionari di trasformare le idee in oggetti concreti, i sogni in realtà.
Il cibo è comunque necessario per innescare quel meraviglioso processo di trasformazione fisica e spirituale, diventa energia creativa, diventa crescita, intelligenza, bellezza. È il punto di partenza di una cultura del dare, ricevere, condividere, trasformandosi quindi in “energia per la vita”.
Ma il diritto ad alimentarci ci dà anche il diritto ad esaurire egoisticamente tutte le risorse del Pianeta? Ci autorizza forse a distruggere la natura e a maltrattare gli animali? Per uno stupido delirio di onnipotenza abbiamo sicuramente oltrepassato il senso della misura, allontanandoci da quell’insegnamento alla base di tutte le relazioni e di tutte le religioni: il rispetto per l’altro, per il diverso.
Abbiamo dimostrato così una mancanza assoluta di etica e a lungo non ci siamo preoccupati delle conseguenze delle nostre azioni.
Mi
piacerebbe quindi reintrodurre nel nostro lessico quotidiano due parole considerate ormai obsolete. La prima è spreco.
Perché i nostri eccessi si riflettono negativamente sull’equilibrio del Pianeta, limitando le risorse di tutti. Cerchiamo allora di tradurre in un codice deontologico le regole di una convivenza armoniosa, di una condivisione equa, mettendo nero su bianco i nostri doveri verso gli animali, verso la natura, verso l’ambiente. Verso il prossimo.
Riscopriremmo così automaticamente il valore della seconda parola: empatia”.

 

Articolo di Silvia Amodio pubblicato sulla rivista Consumatori – edizione Lombardia di maggio 2016.