Gli elefanti e il lutto: rituali funebri e memoria emotiva negli elefanti asiatici e africani

Gli elefanti e il lutto: quando la morte chiama a raccolta

C’è qualcosa che accade quando un elefante muore. Qualcosa che va oltre l’istinto, oltre la sopravvivenza, oltre ciò che per lungo tempo abbiamo voluto attribuire solo agli esseri umani. Il branco si ferma. Si avvicina. Tocca. A volte rimane per ore. E poi, in certi casi documentati con crescente precisione dalla scienza, fa qualcosa di ancora più sorprendente: seppellisce.

Capire cosa succede davvero in quei momenti è una delle sfide più affascinanti dell’etologia contemporanea.

Un funerale nella giungla

Nel 2024, una ricerca effettuata da parte di scienziati indiani ha documentato per la prima volta, in modo sistematico, cinque episodi di sepoltura di cuccioli da parte di elefanti asiatici nella regione del Bengala settentrionale, tra il 2022 e il 2023. Non si trattava di eventi isolati o casuali: in tutti i casi osservati, il branco aveva trasportato il corpo del piccolo – tenendolo per le zampe e la proboscide – fino al luogo scelto per la sepoltura, dove veniva adagiato in una posizione insolita, con gli arti rivolti verso la superficie del terreno.

Lo studio ha anche rilevato un dettaglio inatteso: dopo la sepoltura, in tutti i casi documentati, il branco aveva abbandonato il sito entro quaranta minuti e, nelle settimane successive, aveva evitato di ripassare da lì, modificando i propri percorsi abituali. Come se quel luogo fosse diventato qualcosa di speciale, da rispettare a distanza.

Non solo i cuccioli, non solo i parenti

La ricerca sugli elefanti asiatici si inserisce in un filone di studi più ampio che da anni osserva il comportamento degli elefanti africani davanti alla morte.

Quello che emerge è un quadro che sfida molte semplificazioni. Gli elefanti non mostrano interesse per i propri morti solo quando si tratta di individui della famiglia stretta. Al contrario, si avvicinano alle carcasse di altri elefanti indipendentemente dal grado di parentela, e lo fanno anche in stadi avanzati di decomposizione, persino davanti a ossa sparse e sbiancate dal sole.

I comportamenti osservati seguono uno schema ricorrente: approccio, contatto fisico, esplorazione prolungata con la proboscide. Ma nelle osservazioni dirette in Kenya gli studiosi hanno documentato anche qualcosa di più: gli animali si soffermavano a lungo in prossimità dei resti, in uno stato di evidente agitazione, come se stessero elaborando qualcosa di difficile da definire.

Questi comportamenti riflettono probabilmente la necessità, in una società dalla struttura sociale fluida e complessa come quella degli elefanti, di aggiornare le informazioni sul proprio contesto relazionale dopo la perdita di un membro. Ma lascia aperta una domanda più profonda: quella sull’emotività apparente che accompagna sempre questi momenti, e sulle differenze individuali nel modo in cui ciascun elefante risponde alla morte altrui.

Cosa ci dice la scienza. E cosa ancora non sa

La tanatologia comparata – lo studio scientifico del modo in cui le diverse specie si relazionano alla morte – è una disciplina relativamente giovane, ma in rapida espansione. Gli elefanti, insieme ai primati e ai cetacei, sono tra le specie che mostrano la gamma più ampia e più duratura di comportamenti davanti ai propri morti.

Non è semplice stabilire con certezza cosa provino. La scienza è, per sua natura, cauta sulle attribuzioni di stati emotivi soggettivi agli animali. Ma i dati che si accumulano rendono sempre più difficile sostenere che quei comportamenti siano puramente meccanici, privi di qualsiasi dimensione affettiva.

Le ghiandole temporali in attività, il prolungarsi della presenza accanto ai resti, il ritorno ripetuto sui luoghi della perdita, i canti che accompagnano la sepoltura di un cucciolo: tutto questo suggerisce che, per gli elefanti, la morte di un conspecifico non sia un evento neutro – qualcosa da registrare e archiviare – ma qualcosa che lascia una traccia, forse anche nel tempo.

Una finestra su noi stessi

Osservare gli elefanti nel lutto fa inevitabilmente qualcosa a chi guarda. Spinge a chiedersi dove finisce l’animale e dove comincia ciò che consideriamo esclusivamente umano. I rituali funebri, la cura dei morti, il ritorno sui luoghi della perdita: queste non sono caratteristiche che l’evoluzione ha consegnato solo a noi.

 

Fonti utilizzate

Kaswan P., Roy A. (2024). Unearthing calf burials among Asian Elephants in northern Bengal, India. Journal of Threatened Taxa. https://phys.org/news/2024-03-asian-elephants-dead-calves.html

Goldenberg S.Z., Wittemyer G. (2020). Elephant behavior toward the dead: A review and insights from field observations. Primates, 61(1), 119–128. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31713106/

Focus.it. Quel senso degli animali per la morte. https://www.focus.it/ambiente/animali/quel-senso-degli-animali-per-la-morte

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